Risoluzione contratto di agenzia: provvigioni, indennità e patto di non concorrenza

L'agente di commercio è una figura lavorativa autonoma che assume in maniera stabile l'incarico di promuovere contratti commerciali di vendita tra l'azienda committente e clienti potenziali, in base a un contratto di agenzia, che lo vincola su una precisa area geografica con determinati limiti e obiettivi. Può operare con o senza diritto di esclusiva per la sua area di competenza e può svolgere la propria opera anche per conto di più imprenditori.

Se il mandato ha durata nel tempo illimitata, allora il contratto si definisce a tempo indeterminato con la stessa accezione dei contratti di lavoro subordinati anche se bisogna sempre ricordare che lavorare come agente di commercio è un'attività imprenditoriale a tutti gli effetti, non soggetta a subordinazione che non prevede di solito una retribuzione fissa ma un guadagno in percentuale predeterminata sui fatturati prodotti per il mandante, ovvero le provvigioni.

L’agente di commercio promuove contratti su incarico della ditta mandante, mentre il rappresentante può anche concluderli in nome e per conto della mandante. Se l’operazione è conclusa grazie all’intervento dell’agente durante il contratto di agenzia, questi ha diritto alle provvigioni, anche per affari conclusi entro 6 mesi dallo scioglimento se la proposta è avvenuta in data antecedente.

A fine contratto, inoltre, l’agente ha diritto a un’indennità se ha procurato nuovi clienti e sviluppato affari con quelli esistenti da cui l’azienda beneficia ancora. Il 1° settembre 2014 è entrata in vigore la nuova disciplina che regola i rapporti di agenzia e rappresentanza commerciale nei settori Industria, Piccola e Media Industria e Agrari. I contratti  in corso al 30 luglio e stipulati prima di gennaio 2014 mantengono le vecchie regole fino al 2016, se rimarranno in vigore almeno fino al 31 marzo 2017.

La novità sostanziale è il calcolo dell’indennità, che si articola in tre componenti:

·    di risoluzione del rapporto, accantonata presso l’Enasarco (nel FIRR)
·    suppletiva di clientela (ISC),
·    meritocratica.

Le prime due sono rapportate alle provvigioni e riconosciute anche senza incremento di clientela o giro di affari: la componente che confluisce nel FIRR si calcola sulle provvigioni annualmente accantonate presso l’Enasarco. L’indennità ISC sull’ammontare globale delle provvigioni dovute fino alla cessazione del rapporto. L’indennità meritocratica è frutto di complessi calcoli: se alla fine risulta inferiore alla somma FIRR+ISC non viene corrisposta, diversamente le sostituisce.

L’importo non può superare l’equivalente di una indennità annua calcolata su base media annuale delle retribuzioni riscosse negli ultimi cinque anni o, se il contratto risale a meno, sulla media di tale periodo. L’agente perde il diritto al FIRR in caso di ritenzione indebita di somme spettanti al preponente, concorrenza sleale e violazione dell’obbligo di monomandato. L’indennità ISC non è dovuta quando: il contratto si risolve per inadempienza grave; recesso non per giusta causa, cessione a terzi di diritti e obblighi detenuti in virtù del contratto di agenzia.

L’azienda può stipulare un patto di non concorrenza con l’agente dopo lo scioglimento del contratto. Deve riguardare la medesima zona, clientela e generi di beni e servizi per i quali era stato concluso il contratto di agenzia e la sua durata non può eccedere i due anni successivi all’estinzione del contratto. In caso di violazione del patto di non concorrenza l’agente perde il diritto all’indennità e dovrà restituire quanto già percepito. E’ prevista, inoltre, una penale che non può superare il 50% del corrispettivo di non concorrenza.

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